Star Wars: George Lucas e l’amore per lo spazio

Nato un anno prima della fine della seconda guerra mondiale, George Lucas ha trasformato il fascino della fanciullezza in un’epopea spaziale.

Era il 1977 quando la mente di George Lucas, uno dei registi più amati nel genere fantascientifico, partorì uno dei progetti più ambiziosi e rivoluzionari che la storia del cinema abbia mai conosciuto: Guerre stellari. Le difficoltà che contraddistinsero questo colossale progetto furono molte a partire dallo scarso budget a disposizione della Lucasfilm, la casa produttrice che finanziò la trilogia originale, e dalla totale mancanza della computer grafica (CGI). Per questi motivi gli scenografi e lo stesso regista si trovarono a dover affrontare sfide quasi insormontabili, tra le quali la creazione di tutta la serie di macchine, robot e oggetti che avrebbero caratterizzato l’universo di Star Wars. Molte intuizioni per la creazione di questi oggetti furono ispirate da parti di velivoli aeronautici. Si racconta infatti che George Lucas, dal momento che stava girando delle scene nell’ex capannone della Rolls Royce, Leavesden Aerodome, mandò i suoi collaboratori a rovistare tra i resti e i pezzi di alcuni aerei dismessi per trovare qualcosa da poter utilizzare sul set.

Il Podracer

Una delle scene più spettacolari del primo capitolo della trilogia prequel “Star Wars – La minaccia fantasma” è senza dubbio la gara con gli sgusci (podracer) che si svolge annualmente nel pianeta di Tatooine. In questo evento, il giovane schiavo Anakin Skywalker riesce a riacquistare la propria libertà vincendo e aggiudicandosi il primo posto. Dall’ immagine sotto riportata, che immortala il momento prima della partenza, si nota immediatamente come queste potenti macchine volanti siano costituite da sistemi propulsivi di vario tipo: turbofan, turbojet o motori a ioni, i quali sono collegati con dei cavi a una navicella dalla quale il pilota comanda lo ‘sguscio’.

Fotogramma tratto da Star Wars – La minaccia fantasma del momento che precede la gara con i Podracer.
Confronto tra il Pratt & Withney TF-30 e la ricostruzione dello sguscio di Anakin Skywalker.

Il blu podracer di Anakin monta due motori 620C Radon-Ulzer ai quali il giovane Anakin ha aggiunto due post bruciatori, degli impianti che aumentano significativamente la spinta del mezzo, che consentono allo sguscio di raggiungere velocità nell’ordine dei 957 km/h. Per costruire questa macchina George Lucas si ispirò al motore Pratt & Withney TF-30, un turbofan costruito originariamente per aerei subsonici e dotato poi di un post bruciatore per essere adattato per il volo supersonico. Questo motore entrò in servizio nel 1964 e fu utilizzato su numerosi aerei militari tra i quali il famoso l’F14 Tomcat.

Il Droide IG-88

Nella figura a sinistra è riportata una sezione del motore Rolls-Royce Derwent, a destra il droide cacciatore di taglie IG-88.

IG-88 era un droide costruito dall’azienda di fantasia, Holowan Laboratories, assoldato da Darth Vader per dare la caccia all’equipaggio della celebre navicella guidata da Han Solo, il Millennium Falcon. Nella saga di Guerre Stellari questo infallibile cacciatore di taglie compare numerose volte e fu assemblato con una serie di componenti aeronautici. La prima cosa che spicca all’attenzione è la testa, per la quale fu utilizzata una camera di combustione proveniente da un vecchio Rolls-Royce Derwent, un datato motore aeronautico a compressione centrifuga che ricalcava l’idea del primo motore a reazione progettato da Frank Whittle. Il combustore, parte fondamentale di qualsiasi sistema turbogas, ha il compito di confinare il processo di combustione in una zona specifica in modo da ottimizzare l’efficienza e diminuire le perdite. La camera di combustione del Derwent ha una configurazione tubolare ovvero, l’intero volume di combustione è suddiviso in elementi discreti di forma cilindrica disposti tangenzialmente intorno all’asse della macchina. Ogni elemento cilindrico viene chiamato “can” ed è proprio uno di questi che fu utilizzato per la realizzazione della testa del droide IG-88. Al giorno d’oggi, la configurazione tubolare in ambito aeronautico è stata quasi totalmente abbandonata in virtù del fatto che è una soluzione molto ingombrante e che aumenta le perdite aerodinamiche dovute all’area bagnata (la superficie di contatto tra fluido e componente), mentre trova molto spazio in applicazioni terrestri, ad esempio nell’ambito delle turbine a gas per la produzione di energia elettrica.

La cabina di comando del Millennium Falcon

L’ultimo particolare che riporteremo proviene da una delle navicelle spaziali più iconiche dell’universo fantascientifico: il Millennium Falcon. Il celebre mercantile comandato da Han Solo e Chewbacca appare in tutti i film della saga e data la sua importanza scenografica, ogni dettaglio non poteva essere trascurato dagli addetti ai lavori. La cura al minimo particolare presente nel Millennium Falcon è assai maniacale e in essa si riversano tutte le fascinazioni verso il campo dell’aviazione da cui George Lucas fu ispirato.

In questa immagine si può osservare il confronto tra l’interno del Falcon e del B-29.

Se è vero che le fredde e spigolose navi imperiali sono state ispirate dalla cultura ingegneristica della Lutwaffe e che i rumori dei vascelli spaziali furono il prodotto della distorsione sonora di rumori usciti fuori dagli ugelli di aerei militari, è inequivocabile che la cabina di comando del Falcon sia stata ispirata dal popolare B-29 Superfortress. Questo aereo, la cui progettazione richiese uno sforzo notevole da parte della Boeing, era un bombardiere strategico quadrimotore ad elica utilizzato in numerose operazioni militari tra le quali, il bombardamento atomico delle città di Hiroshima e Nagasaki. Tutte queste testimonianze, e ce ne sono altre, dimostrano l’affascinante connubio tra il reale e il fantascientifico dimostrando come tra i due mondi non ci sia poi la discrepanza che pensiamo esserci. Fu George Lucas stesso a descrivere come la meraviglia ingegneristica che si cela dietro a un aereo, a un motore, a un compressore sia paragonabile al frutto del lavoro di un disegnatore poiché, in definitiva, sono entrambe manifestazione della fantasia della mente umana.

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